Bambini, Pelle protetta, Sole sicuro per i piccoli, le regole base

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Sole sicuro per i piccoli, le regole base

La maggior parte del danno solare che l’individuo può subire avviene nei primi 18 anni di vita, a causa della maggiore fotosensibilità cutanea: ecco come proteggere la pelle dei più piccoli

A differenza degli adulti, che prendono il sole consapevolmente, i bambini sono meno condizionati dal desiderio dell’abbronzatura, e difficilmente stanno volutamente sdraiati per abbronzarsi. Tuttavia, giocando con i coetanei all’aria aperta, soprattutto in vacanza, ricevono una buona quota di radiazione solare, naturalmente più accentuata nelle zone non protette dagli indumenti.

Le numerose campagne di informazione e educazione sanitaria, il contributo dei pediatri, molto spesso consultati sull’argomento, nonché l’influenza di messaggi pubblicitari hanno ormai sensibilizzato l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere la pelle per prevenire scottature e fastidi inutili.

I bambini sono certamente i primi a godere di tale particolare attenzione, al di là comunque del fatto che sono costituzionalmente ancora più sensibili alle radiazioni solari. Queste ultime - e non solo nell’infanzia - sono utili all’organismo in quanto attivano la vitamina D, che promuove la mineralizzazione ossea, ed esplicano un effetto battericida e fungicida; più recentemente è stato inoltre enfatizzato anche un loro ruolo antidepressivo, e rivitalizzante.

E’ altrettanto vero, però, che la moderazione e il buon senso sono sempre le migliori guide e che un week end o il ferragosto sotto un sole cocente possono essere molto più dannosi di una settimana di esposizione graduale o frammentaria. Vale inoltre la pena di ricordare alcune semplici regole pratiche:

  • porre attenzione alla radiazione riflessa: per un bambino al di sotto dei 2 anni può non essere sufficiente la scelta di una zona ombreggiata o la copertura - che si spera ragionevole in rapporto ai valori di temperatura e umidità ambientali - con indumenti. Anche in una giornata nuvolosa, inoltre, ci si può scottare, mentre i momenti più a rischio di scottature sono le ore centrali della giornata e l’esposizione al sole dopo un temporale, quando i raggi ultravioletti, scomparse le nuvole in cielo, dalle quali vengono in certo senso filtrati, colpiscono la pelle con tutta la loro energia;
  • il sole non può provocare soltanto danni momentanei e necessariamente evidenziabili a breve termine, come l’eritema. Alcuni studi recenti, infatti, tendono a sottolineare il concetto di danno cumulativo, che si somma cioè nel tempo favorendo per esempio l’invecchiamento della cute (a tale riguardo sono responsabili in particolare gli UVA); per questa ragione è opportuna una scelta appropriata del prodotto solare;
  • sarebbe opportuno incominciare a proteggersi ancora prima di esporsi al sole (15-20 minuti in anticipo) e ripetere l'applicazione del prodotto con regolarità per l’intera durata dell'esposizione, indipendentemente dal fototipo e dal grado di abbronzatura raggiunto;
  • il prodotto solare (meglio se formulato specificatamente per i bambini) deve essere riapplicato più volte soprattutto se il bambino gioca a stretto contatto con altri coetanei (possibilità di asportazione meccanica del prodotto) o si immerge nell’acqua.