L'avventura... in campo!
Ogni anno, alla chiusura delle scuole, per i genitori che lavorano si ripropone lo stesso problema: dove mandare i figli in attesa delle fatidiche “vacanze famigliari”?
Non tutti hanno nonni o zii compiacenti che vivono al mare o in campagna, così spesso la scelta è obbligata: i ragazzi restano a casa, in città, e trascorrono le giornate tra videogiochi, cartoni animati e “ospitalità” da parte degli amici.
Ecco l’alternativa: i campi avventura organizzati ogni anno dal WWF in parchi nazionali e oasi naturalistiche, rappresentano per i ragazzi un’opportunità di divertirsi all’aria aperta insieme a loro coetanei e... senza i genitori, ma soprattutto sono un’occasione unica per riavvicinarli alla natura dopo un anno passato tra il cemento. I bambini generalmente riportano a casa dall’esperienza dei campi avventura un ricco bagaglio di sentimenti, la sensazione di aver partecipato a qualcosa di utile e la voglia di tornare.
Naturalmente per loro si tratta in primo luogo di una vacanza, e come tale va affrontata. Rispetto a una vacanza tradizionale però, un campo avventura li aiuta a crescere, ad acquistare “conoscenze” e autonomia. Il supporto di educatori specializzati rappresenta infine una garanzia per la sicurezza dei bambini, mentre la Carta di Qualità dei servizi di turismo ambientale del WWF garantisce la “fruizione” della natura in modo responsabile.
Il programma è ricco e ben strutturato, per andare incontro alle più disparate esigenze. Dal mare alla montagna le tipologie di campi sono davvero tantissime, modellate su varie fasce di età: dai 6 agli 11 anni, dagli 11 ai 14 anni e dai 15 ai 17 anni.
La scelta spazia dal viaggio in veliero all’assistenza alle tartarughe marine e all’avvistamento delle balene, ma su www.campiavventura.it si possono trovare facilmente il luogo e le attività più adatte ai propri figli.
Tra le molte possibilità segnaliamo in Basilicata, nel Parco Nazionale del Pollino, il campo “Mare e monti: come nella mitica terra di Gondor”, nel corso del quale, con maschera e pinne, in barca a vela o in canoa, i ragazzi potranno vivere avventure emozionanti come quelle di Frodo, l’eroico hobbit del signore degli anelli.
Oppure ancora “Velisti non per caso” - in Toscana, nell’Oasi WWF di Orbetello - corso di vela adatto anche ai più piccoli, per salpare in allegria e imparare a conoscere la navigazione a vela e a seguire la rotta… tra giochi, bagni e gite all’Oasi.
O, infine, “Un mare di delfini e balene ci aspetta”, ovvero una serie di giornate trascorse da veri “ricercatori” nel mare di Bordighera, in Liguria, durante le quali esperti animatori sveleranno i segreti della vita di balene, delfini e di altre creature marine.
Vivere la natura e il mare in questo modo coinvolgente non deve ovviamente far passare in secondo piano l’aspetto della fotoprotezione. La questione è resa ancor più “delicata” dal fatto che in questo genere di vacanza i bambini si trovano a dover gestire in autonomia la situazione e, anche se il supporto e l’ausilio degli animatori dei campi è molto importante, bisogna assolutamente che comprendano prima di partire l’importanza di una corretta protezione dagli effetti del sole e i danni che le radiazioni UV potrebbero causare alla loro pelle.
Sono finiti da un pezzo i tempi delle cosiddette “colonie elioterapiche”, nelle quali i bambini passavano ore in fila a “cuocersi” al sole in maglietta e calzoncini.
Se è vero che le radiazioni solari sono utili alla salute dei ragazzi, stimolando la produzione di vitamina D, fondamentale per lo sviluppo delle ossa, e rafforzando il sistema immunitario, è altrettanto vero che le normali regole di protezione valide per gli adulti vanno applicate con maggior rigore ai più piccoli.
Stare tutto il giorno all’aria aperta è molto impegnativo dal punto di vista fisico e soprattutto la pelle è sottoposta in questo modo a un’esposizione “massiccia” alle radiazioni UV.
In particolare nelle ore centrali della giornata sarebbe importante riuscire a ripararsi all’ombra per “staccare” dall’esposizione ma, se questo non è possibile, meglio indossare cappellini a visiera ampia e indumenti leggeri in cotone bianco.
Un pericolo sempre in agguato è la disidratazione e i bambini devono imparare a bere acqua con regolarità, senza aspettare di avvertire la sete: il vento può contribuire a far perdere velocemente i liquidi corporei che vanno perciò prontamente reintegrati.
Nelle attività più strettamente “nautiche”, poi, il rischio di scottature aumenta, a causa della rifrazione della superficie dell’acqua e degli eventuali spruzzi che, bagnando la pelle, determinano un pericoloso “effetto lente”.
Indispensabile perciò un buon prodotto solare resistente all’acqua a fattore molto alto, che il bambino deve applicare in anticipo rispetto all’esposizione e con frequenza regolare nel corso della giornata, magari facendosi aiutare da un adulto per le parti più difficili come spalle e schiena. Per agevolare comunque l’applicazione, meglio orientarsi su formulazioni spray e - per naso, palpebre, labbra - stick.
Insegniamo infine ai bambini a mangiare molta frutta, utile per reidratarsi e reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione.




