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| Esporsi al sole |
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Se pensiamo
all’estate o alle vacanze la prima associazione
che probabilmente ci viene in mente è il
sole.
Non importa se al mare, in montagna, ai
tropici o nella nostra città: è
il sole che ci fa sudare, che ci induce a cercare
refrigerio sotto gli alberi, sotto le pale di
un ventilatore o in piscina, il sole che…
ci scotta.
Già, proprio la più grande
stella dell’universo, senza la quale non
sarebbe possibile la vita, può tramutarsi
anche in un serio pericolo per la nostra pelle.
Qualche messaggio allarmistico risveglia ogni
anno preoccupazioni per il buco dell’ozono,
per il costante aumento dei tumori cutanei e per
altre prospettive più o meno catastrofiche
suggerite da fantasie e paure dell’immaginario
collettivo.
Gli esperti, però, rassicurano: il sole
non è malato, come qualcuno vuol far credere.
E non sono nemmeno giustificati quei timori che
in paesi come gli Stati Uniti e l’Australia,
più sensibili al problema, inducono a comportamenti
estremamente rigidi e perfino grotteschi, come
per esempio il ricorso a costumi simili a quelli
di moda all’inizio 900. La parola d’ordine
è una sola: prudenza.
Il nostro rapporto con il sole è e dovrebbe
essere di amicizia, ma come noi diamo fiducia
a una persona soltanto dopo averla conosciuta,
allo stesso modo non dobbiamo peccare di superficialità
nella ricerca della tintarella.
Ai fini di un’esposizione
ragionata,
inoltre, sarebbe bene conoscere il proprio fototipo,
cioè le caratteristiche della propria pelle.
L’applicazione di un protettore solare adeguato
e il rispetto di alcune semplici norme saranno
sufficienti a evitare che la nostra pelle subisca
danni immediati (scottature,
eritemi), e soprattutto accumuli
una serie di alterazioni che si manifesteranno,
in termini soprattutto di invecchiamento, a distanza
di anni o perfino decenni.
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Il Dott. Antonio Torti,
Specialista in Dermatologia e Venereologia, risponde alle tue domande.
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