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Chi
pratica alpinismo, trekking
in quota – per non parlare dello
sci - o più semplicemente si concede qualche
tranquillo giorno di vacanza nel silenzio rilassante
e misterioso dell’alta quota non
deve assolutamente dimenticare di proteggersi.
La radiazione solare, infatti, aumenta
del 6% ogni chilometro di altezza, e spesso la
ventilazione e l’escursione termica del
clima montano tendono a confondere la percezione
di calore sulla pelle, con il rischio di andare
incontro a impreviste e pericolose scottature.
Le nuvole filtrano in parte i
raggi UV, ma solo una copertura uniforme del cielo
garantisce un’effettiva riduzione dell’irraggiamento
solare, che diventa potenzialmente ancor più
dannoso dopo un temporale, quando
il cielo, per quanto magari ancora maculato qua
e là dalle formazioni nuvolose residue,
appare perfettamente terso e azzurro.
Da
non dimenticare, poi, è la radiazione
riflessa a cui ci si può inavvertitamente
esporre, transitando o fermandosi per esempio
in prossimità di un ghiacciaio
o di una distesa sassosa, come
per esempio il letto di un torrente in secca.
Attenzione alle mucose: gli occhi devono essere
opportunamente schermati da lenti con filtro UV
certificato e le labbra protette con opportuni
prodotti.
Anche
in estate, infine, il vento,
anche se piacevole, può nuocere alla pelle,
favorendone la disidratazione nelle zone esposte
e quindi irritazioni e screpolature,
che a loro volta aumentano la vulnerabilità
nei confronti dei raggi solari. |