Sul sole primaverile i dati parlano chiaro: secondo la recente indagine Eurisko solo 1 italiano su 5 pensa di doversene preoccupare proteggendosi. Eppure anche in questa stagione non vanno dimenticate le regole per un’esposizione corretta, soprattutto perchè la pelle è reduce da un lungo periodo di desuetudine al sole e risulta perciò più vulnerabile.

Ormai ci siamo: è scattata l’ora legale, e con essa il segnale che l’inverno è finalmente alle spalle. Le giornate si allungano a vista d’occhio e il sole è sempre più presente nella quotidianità.

La nostra pelle ha tanta voglia di “respirare” e di togliersi letteralmente di dosso il colorito “grigiastro” che le hanno lasciato in regalo i lunghi mesi invernali. Come non capirla? I raggi del sole rivitalizzano il corpo, migliorano l’umore generale e assicurano un giusto apporto di vitamina D, necessaria per la salute delle ossa. Ma questi benefici non devono far pensare alla possibilità di un’esposizione al sole improvvisa e incontrollata: l’invito è innanzitutto alla prudenza. Anche se il caldo estivo è ancora lontano, e il tepore del sole è in questo periodo appena percettibile, l’effetto nocivo delle radiazioni solari è comunque in agguato ed è necessario proteggere adeguatamente la pelle.

La raccomandazione non pare essere superflua, soprattutto alla luce dei risultati di una recentissima ricerca Eurisko, secondo la quale oltre la metà degli italiani ritiene che il sole primaverile sia meno dannoso rispetto a quello estivo e solo 1 su 5 pensa di doversene preoccupare proteggendosi. Tutte queste persone probabilmente si lasciano ingannare dalla percezione soggettiva e non tengono presente che le radiazioni UVA e UVB sono sempre in grado di creare danni permanenti alla nostra pelle, specialmente quando quest’ultima è reduce da un lungo periodo di desuetudine al sole e risulta perciò più vulnerabile.

Anche il fatto di esporsi al sole nella vita di tutti i giorni, in modo più o menoinvolontario, può dare luogo a errori di valutazione: è così che si sottovalutano i rischi delle radiazioni assorbite durante i quotidiani spostamenti in città, nel corso di una gita fuori porta, di una passeggiata in bicicletta o durante la visita a una città d’arte… Insomma, la morale è che il sole non sa che in quel momento non abbiamo l’intenzione di esporci ai suoi raggi: inconsapevolmente siamo dunque a rischio radiazioni solari anche quando pensiamo di essere al sicuro.

I punti da ricordare:

  • Anche in primavera è necessario proteggere la pelle dagli effetti delle radiazioni solari
  • Un’esposizione inconsapevole può essere più dannosa di una volontaria
  • Le radiazioni solari sono in grado di raggiungere la nostra pelle anche in una giornata nuvolosa e persino di attraversare i vetri dell’auto
  • Alcuni fattori ambientali (es. vento) abbassano la percezione di calore, aumentando il rischio di esposizione involontaria
  • Tutte le attività outdoor sono sempre connesse a un livello di esposizione elevato