L’unico metodo efficace per ottenere un’abbronzatura sana e senza rischi è quello di adottare le giuste strategie di protezione, con prodotti adatti alla nostra pelle, e naturalmente seguendo sempre le regole del buon senso. Le scorciatoie per abbronzarsi in fretta non esistono: intrugli fatti in casa o di dubbia provenienza potrebbero rivelarsi molto pericolosi.

Nonostante tutto, però, ogni estate leggiamo puntualmente sui giornali di qualche sprovveduto che finisce al pronto soccorso dell’ospedale di una località di vacanza, con serie scottature provocate dalla voglia di abbronzarsi tanto e in fretta, con metodi empirici.

Il fenomeno è piuttosto significativo, tanto che un paio d’anni fa, in occasione di un episodio di fotosensibilizzazione con gravi ustioni della pelle provocate da un infuso di foglie di fico, la direzione generale Sanità della Regione Lombardia sottolineò in una nota che: “l’utilizzo di questo infuso per potenziare l’abbronzatura è una tecnica che trova origine in credenze popolari, tramandate per via orale e scritta, che spesso vengono praticate nella falsa convinzione che il naturale è bello e non fa male”.

Anche senza arrivare a questo livello di sconsideratezza, siamo sicuri di non aver mai ceduto al fascino della tradizione popolare, e di non aver commesso qualche piccola leggerezza?
Se può essere utile a evitare “incidenti” riportiamo in una breve carrellata i metodi tradizionali più utilizzati, e assolutamente da evitare per accelerare l’abbronzatura: possono essere molto pericolosi e causare danni gravi – anche a lungo termine – alla nostra pelle.

Infusi o preparati a base di foglie di fico: come si diceva sopra, estremamente pericolosi perché il lattice di questa pianta contiene sostanze fotodinamiche, le furocumarine, in grado di causare gravi fenomeni di fotosensibilizzazione, eritemi, ustioni e lesioni alla pelle.

Olio di bergamotto: questo olio essenziale, se utilizzato in forma non depurata, contiene alcune delle sostanze che si trovano anche nel lattice del fico, e può provocare danni e macchie permanenti sulla pelle. Stesso discorso per infusi e oli ricavati da prezzemolo, limone e pompelmo.

Olio di cocco, di mallo di noce, o altri oli vegetali: non possiedono di per sé nessuna virtù filtrante o protettiva, ma degradandosi sotto l’azione dei raggi UV, sono invece in grado di causare irritazioni e fotosensibilizzazione, con comparsa di macchie ed eritemi.

Creme idratanti: non vanno mai usate al posto del protettore solare, ma solo al termine dell’esposizione: a causa dell’elevato contenuto di acqua e non avendo nessun fattore di protezione potenziano gli effetti dei raggi solari causando scottature e ustioni.

Birra: qui siamo nell’empirismo puro: inumidire la pelle con un liquido alcolico la rende secca, oltre naturalmente a non offrire alcuna protezione e a causare macchie sulla pelle.

“Specchio” di alluminio: ancora oggi si vede spesso in spiaggia o in montagna, ma il suo utilizzo è molto dannoso, in quando la riflessione è in grado di potenziare l’effetto nocivo delle radiazioni solari.