Che cos’è l’abbronzatura?
2F330338È un meccanismo di difesa della nostra pelle nei confronti del sole. Il colorito “abbronzato” che tanto amiamo è dovuto alla produzione di melanina da parte dei melanociti che si trovano nell’epidermide. È curioso sapere che il numero dei melanociti (circa 1500 per mm2 su circa 2 m2 di cute) è identico sia nella pelle bianca che in quella nera. Infatti la differenza nel colore della pelle è solo dovuta alla quantità di pigmento prodotto.

I nostri antenati, milioni e milioni di anni fa, erano pelosi e come gli animali, sotto la pelliccia scura, avevano la pelle chiara. Originari del centro dell’Africa, con l’evoluzione persero il pelo e la loro cute si adattò al sole equatoriale diventando scura. Lentamente e progressivamente i popoli migrarono verso nord e la loro pelle si schiarì. Coperti da indumenti per il freddo ed esposti per poche ore al sole, dovettero adattarsi alle differenti condizioni climatiche. Ciò ha provocato una riduzione graduale della quantità di melanina per consentire alla pelle stessa una rapida produzione di vitamina d, fondamentale per il funzionamento del nostro organismo e soprattutto per le nostre ossa.

Negli ultimi secoli, a causa dei grandi e rapidi spostamenti, derivati dall’introduzione dei mezzi di locomozione, è stato sempre più frequente trovare individui con la pelle molto chiara che abitano in paesi molto assolati e altri con la carnagione scura che vivono sempre più verso i poli. Questo fenomeno ha causato un aumento vertiginoso dei danni provocati dal sole sulle pelli chiare con conseguente aumento dell’incidenza dei tumori cutanei in particolare in Australia, in America e in Sud Africa.

 

Come avviene l’abbronzatura?

2F682432Quando ci esponiamo al sole, l’energia radiante penetra nella nostra pelle: i raggi UVC (200-290 nm) arrivano in piccolissime quantità sulla cute perché sono prevalentemente bloccati dallo strato d’ozono del nostro pianeta; gli UVB (290-320 nm) penetrano a livello epidermico e gli UVA (320-400 nm) nell’epidermide e nel derma. La luce visibile (400-700 nm) attraversa l’epidermide e il derma, mentre gli infrarossi (700-3.000 nm) arrivano nell’ipoderma e anche più in profondità.

In seguito all’esposizione a raggi ultravioletti B (maggiormente concentrati tra le 11 e le 15 della giornata) la nostra cute arrossisce perché aumenta l’afflusso di sangue nel derma. L’arrossamento, che inizia tanto più rapidamente quanto più è chiara la pelle, raggiunge il suo picco tra le 12 e le 24 ore successive ed è dovuto in particolare all’infiammazione scatenata dai raggi.

La “scottatura” (un arrossamento è una scottatura di 1° grado) si risolve dopo qualche giorno e provoca una spellatura, tanto più intensa quanto più forte è stato l’arrossamento.

Contemporaneamente, l’esposizione ai raggi UVA (e questo vale anche per le lampade) provoca una pigmentazione che possiamo distinguere in immediata e ritardata. La prima compare subito ed è dovuta alla riattivazione del pigmento, già presente nella nostra pelle all’interno di cellule chiamate cheratinociti. L’altra compare circa 72 ore dopo ed è dovuta alla nuova produzione di melanina. In sintesi, se abbiamo un solo giorno a disposizione e vogliamo prenderci tutto il sole possibile, ci scottiamo e basta! L’abbronzatura durevole e corretta deve essere presa gradualmente con le creme solari per evitare spellature e ottenere un bel colorito che si mantenga più a lungo.

 

L’abbronzatura è una moda?

2F306319Fino alla seconda guerra mondiale essere abbronzati significava essere di una classe meno elevata. Basti pensare alle persone umili che lavoravano al sole, sempre molto abbronzate, o alle gentildonne che usavano gli ombrellini. Dopo la guerra, la moda e i costumi sono molto cambiati. Sono stati aboliti gli abiti stretti, accorciate le gonne e anche gli ombrellini sono stati abbandonati. Negli anni ’30 in Italia si facevano le lampade nelle scuole per ridurre il rachitismo e si è iniziato a pensare che il sole facesse bene. Con gli anni ’50 e il boom economico tutti hanno cominciato a fare le vacanze e ad abbronzarsi. Negli anni ’70 l’abbronzatura è diventata un obbligo sociale e le parti si sono invertite: i ricchi, che potevano stare più tempo al sole, erano i più abbronzati. In quel periodo sono spuntati gli ossessivi dell’abbronzatura che mettevano intrugli strani sulla pelle (olio, vaselina, pomate grasse), usavano specchi riflettenti e stavano ore al sole. Oggi questa è considerata una patologia e prende il nome di tanoressia. Un’esposizione al sole esagerata non è salutare: vi sembra sana la pelle di un marinaio o di un contadino? La cute molto scura e ispessita dal sole assume un aspetto decisamente invecchiato, piena di rughe e di macchie, come la pelle di un centenario.

Poco a poco, anni di esposizioni troppo elevate hanno portato a un aumento della comparsa dei tumori cutanei e una diffusione in alcuni della paura del sole con una patologia chiamata tanofobia: persone bianche come il latte che non vogliono assolutamente abbronzarsi e si coprono tutto il corpo con filtri solari.

Ma lei che ne pensa?

Penso che con moderazione e la giusta protezione possiamo tutti avere un bel colorito, innalzare l’umore, produrre vitamina D e sentirci bene senza più correre troppi rischi.

dermatologa