Recarsi in vacanza ai tropici d’inverno è senza dubbio un piacevole momento di stacco dal freddo della stagione, in grado di rigenerare fisico e mente. Ed è comprensibile la voglia di “capitalizzare” la breve parentesi, riportando a casa una bella abbronzatura. Niente di male, purché quest’ultima sia anche sana.

La cura nei confronti della protezione deve infatti essere sempre massima: nell’area tropicale le radiazioni solari sono quattro volte più intense rispetto al Mediterraneo, e il rischio di scottature e danni alla pelle causati dal sole aumenta di pari passo. Anche per chi ha la carnagione scura e solitamente, in condizioni normali, non si scotta.

Tanto per rendere l’idea di quanto sia pericoloso il sole alle basse latitudini, basti pensare che per circa 8 ore al giorno i suoi raggi hanno una direzione e un’intensità pari a quelle che in Italia si hanno tra le 12 e le 14 – orari canonicamente “vietati” dal decalogo della corretta esposizione.
Un effetto spesso trascurato di un sole così “robusto”, è quello del surriscaldamento cutaneo: le radiazioni solari dilatano e indeboliscono i vasi capillari, e penetrando in profondità creano danni. Largo dunque alle protezioni molto alte.

Viaggiare verso località lontane come quelle tropicali significa dover necessariamente portare con sé alcuni generi di prima necessità che non sarà possibile trovare sul posto; tra questi non bisogna mai dimenticare la protezione solare: meglio non scoprire solo una volta arrivati che è rimasta a casa. Piccolo consiglio ulteriore: se il flacone di prodotto che portate con voi supera i 100 ml, non tenetelo nel bagaglio a mano, se non volete rischiare di farvelo ritirare in aeroporto.

Parlare di vacanze invernali ai tropici significa, spesso, parlare di isole e di barche, di luoghi e situazioni in cui, oltre alle radiazioni riflesse, dobbiamo mettere in conto la presenza di una piacevole e fresca ventilazione, in grado di abbassare la percezione di calore e… alzare il rischio di scottature.

Cerchiamo allora di riassumere per punti le regole da osservare obbligatoriamente:

  • utilizzare un fattore di protezione molto alto e resistente all’acqua;
  • riapplicarlo con frequenza (comodissime per questo le formulazioni spray, ma attenzione a rispettare la quantità da applicare);
  • non trascurare nessuna zona del corpo (compresi piedi, orecchie, collo);
  • soprattutto in barca utilizzare stick a protezione molto alta per proteggere le zone più delicate (labbra, naso, ecc.);
  • proteggersi con una maglietta scura durante lo snorkeling: i raggi UV raggiungono la pelle anche attraverso l’acqua;
  • indossare sempre cappello con visiera e occhiali da sole;
  • bere molta acqua durante la giornata per reidratare i tessuti;

Per chiudere, solo il tempo di sfatare un falso mito delle vacanze invernali nei paesi caldi: non è vero che abbronzarsi fuori stagione consente di proteggersi meno durante l’estate. Nell’arco di 15 giorni dall’ultima esposizione la produzione di melanina rallenta sensibilmente, così dopo questo lasso di tempo sarà indispensabile ricominciare “da zero” con le norme della corretta esposizione.
Quello che invece si può fare una volta tornati a casa, è cercare di prolungare il più possibile l’abbronzatura, adottando una strategia mirata a mantenere elevata l’idratazione della pelle.