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Buone notizie, il buco nell'ozono si sta chiudendo

Lo strato di ozono intorno all’atmosfera terrestre funziona da “filtro”, proteggendoci dalle radiazioni ultraviolette e consentendo la vita stessa sulla terra, ma sembra anche essere responsabile di un’accelerazione del riscaldamento globale.

L’ozono è un gas irritante e aggressivo; in concentrazioni elevate ha un odore pungente, simile a quello del cloro. Può provocare irritazioni agli occhi, bruciore e prurito alla gola, disturbi respiratori e mal di testa. I suoi effetti sono direttamente proporzionali al tempo di esposizione e alla concentrazione ma, in generale, i soggetti più colpiti sono quelli che trascorrono molto tempo all’aria aperta, come i lavoratori e gli sportivi che sottopongono il corpo a sforzi intensi. Un utile servizio, soprattutto per chi soffre di problemi respiratori, è presente sul portale dell'Agenzia Europea per l’Ambiente, dove vengono riportati i livelli di ozono presenti nelle varie località europee (http://www.eea.europa.eu/maps/ozone/map).

Ma gli effetti negativi di questa sostanza si esauriscono qui: tutti sanno infatti che lo strato di ozono intorno all’atmosfera terrestre funziona da “filtro”, proteggendoci dalle radiazioni ultraviolette. In pratica la vita sulla terra ha potuto svilupparsi grazie a questa preziosa difesa. Si ricorderà anche che negli anni passati, esattamente nel 1985, alcuni scienziati inglesi lanciarono un grido d’allarme riguardo un “assottigliamento” di questo strato difensivo sopra l’Antartide, subito ribattezzato “buco nell’ozono”. L’allarme seguito a questa scoperta mise in moto una delle poche azioni di successo dei governi mondiali nei confronti dell’ambiente: nel 1987 venne approvato infatti il protocollo di Montreal che vietò la produzione dei clorofluorocarburi (Cfc), utilizzati negli impianti di refrigerazione e principali responsabili del buco.

Oggi la notizia positiva: “la falla” si sta lentamente chiudendo, e gli scienziati prevedono che entro il 2080 i livelli dello strato di ozono dovrebbero tornare a quelli di 60 anni fa. Un buon esempio di come l'uomo possa raggiungere importanti risultati in favore dell’ambiente con un impegno condiviso a livello mondiale.

Ogni medaglia pare tuttavia avere il suo rovescio e, anche in questo caso, la buona notizia porta con sé un allarme. Secondo l'autorevole rivista americana Geophysical Research Letters, la chiusura del buco determinerebbe infatti una crescita del riscaldamento globale del pianeta. Il buco nell'ozono generava venti a elevata velocità, determinanti per la formazione di nubi molto luminose e ricche di umidità che schermavano l'Antartide dai raggi solari: la sua chiusura avrebbe perciò un effetto “accelerante” sul processo di innalzamento della temperatura media della terra. Naturalmente c’è chi sostiene tesi completamente differenti, e solo il tempo dirà chi aveva ragione. Nel frattempo, in ogni caso, mai dimenticare le buone regole per esporsi al sole e l’uso regolare di un prodotto solare, adatto al proprio fototipo e alle condizioni di esposizione.

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Tag: sole  UVB  UVA  protezione