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Bambini e sport: al sole in sicurezza!
Spesso, fare sport significa anche stare a lungo all’aria aperta con conseguente esposizione agli effetti degli agenti atmosferici, primo fra tutti il sole. Per evitare danni alla pelle dei bambini, i genitori dei “piccoli atleti” devono per questo essere sempre consapevoli di quali rischi siano connessi a una specifica disciplina.
Per i bambini praticare uno sport diventa l'occasione per muoversi, correre, giocare.
In realtà, la pratica sportiva nei giovanissimi significa molto di più: contribuisce ad una crescita equilibrata, sia fisica che psicologica, insegnando al bambino a socializzare, a concentrarsi su un obiettivo e a prendere coscienza delle proprie capacità e potenzialità.
Ma qual è lo sport più adatto per i nostri figli? Un pizzico di attenzione alle loro predisposizioni e ai loro desideri aiuta nella scelta; innanzitutto lo sport deve essere divertimento, perciò niente pressioni e ricordiamoci che non tutti nascono campioni.
Vediamo di seguito una breve carrellata delle discipline outdoor più coinvolgenti per i bambini, con qualche utile consiglio di fotoprotezione.
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Trekking, il sentiero della crescita
Trekking significa soprattutto escursioni, camminate all’aria aperta, scoperta della natura: si tratta un esercizio completo ed entusiasmante particolarmente adatto per i più piccini. Naturalmente la lunghezza e il dislivello del tracciato devono essere proporzionati alle loro capacità fisiche.
Abbigliamento e attrezzatura sono determinanti per una gita piacevole e in sicurezza, ma non è necessario spendere una fortuna per attrezzare il bambino con costosi capi tecnici: saranno più che sufficienti una maglietta in microfibra, la classica camicia di flanella, un pile, una giacca in goretex e scarponcini comodi ma non troppo morbidi.
Se il bambino lo chiede, si può dotare anche lui di un piccolo zaino, magari contenente un paio di calze e una maglietta di ricambio (il carico non deve mai superare il 20% del suo peso corporeo).
Durante la camminata è fondamentale offrirgli con regolarità alimenti ricchi di zuccheri e farlo bere adeguatamente, per reintegrare i liquidi e i sali persi con la sudorazione.
Passeggiare per alcune ore all’aria aperta significa anche essere pronti ad affrontare gli effetti del sole: in quota l’irraggiamento ultravioletto è più intenso e le scottature sono dietro l'angolo.
La pelle del bambino va perciò protetta accuratamente, perchè è molto più sensibile in quanto meno spessa rispetto adulta e conserva “memoria” dei danni subiti; particolare attenzione occorre per il viso e soprattutto il naso, esposto al sole da ogni lato e sempre il primo a scottarsi. Meglio usare una crema ad altissima protezione da applicare varie volte nella giornata, magari in una formulazione pratica da applicare come quelle in stick.
Ultimi due consigli: cappellino con visiera contro i colpi di calore e occhiali da sole con filtro UV per evitare guai agli occhi.
Età consigliata per iniziare: 4-5 anni
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Kayak, una “barca” di divertimento
Il Kayak è uno sport bellissimo e salutare, che ha il vantaggio di essere visto dal bambino come un gioco divertente.
Svolgere un’attività a contatto con l’acqua è infatti – per i più piccoli, ma non solo – spesso entusiasmante.
Grazie al tipo di movimento effettuato è un’attività impegnativa, che coinvolge i muscoli del busto e delle braccia, sollecitando al contempo le articolazioni e i tendini.
I ragazzi devono avvicinarsi a questo sport seguendo un corso o accompagnati da un istruttore “motivante”; è importante che la fase di apprendimento sia finalizzata ad acquisire una buona tecnica di base e a correggere eventuali difetti di postura o di esecuzione del movimento di pagaiata. Ogni imperfezione, anche piccola, se ripetuta molte volte nel corso di un’uscita, può causare contratture muscolari, tendiniti o infiammazioni alla spalla.
Naturalmente l’attività “nautica” in senso stretto deve sempre essere effettuata con appositi giubbini salvagente e accompagnata da una buona acquaticità, condizione preliminare essenziale ad ogni sport a contatto con l’elemento liquido.
Per una crescita completa del fisico, il kayak dovrebbe essere integrato da altre attività che coinvolgano gli arti inferiori. Ottimo, ad esempio, il ciclismo.
Stare molte ore sull’acqua significa esporsi ad un irraggiamento solare diretto e riflesso molto intenso. Massima attenzione, dunque, alla protezione della pelle.
Utilizzare creme rigorosamente water resistant a fattore alto o - per le pelli più chiare - altissimo, da applicare con generosità almeno 15 minuti prima di entrare in acqua e, in ogni caso, con frequenza regolare, soprattutto su spalle e braccia, particolarmente esposte nella pratica di questo sport.
Utili gli stick per le aree più delicate come palpebre, labbra e naso.
Il caschetto - obbligatorio - serve a proteggere dagli urti ma è utile anche contro l’azione diretta del sole sulla testa.
Età consigliata per iniziare: 10 anni
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Equitazione, piccoli cavalieri crescono
La particolarità di questo sport consiste nel dover imparare a gestire non un “attrezzo” ma un animale vivo, con sensibilità e carattere propri.
Anche per questo l’equitazione è utilissima per una corretta crescita fisica e psicologica del bambino. Per imparare a stare correttamente in sella, la sintonia con l’animale e con i suoi movimenti deve essere completa, e la fiducia reciproca massima: in questo modo il giovane cavaliere svilupperà, oltre alle capacità motorie alla coordinazione e all’equilibrio, anche il senso di responsabilità e di lealtà verso il cavallo.
Proprio per l’importanza di questo rapporto diretto, è meglio che i bambini si avvicinino all’equitazione cominciando con il cavalcare un pony, con il quale - grazie alla sua taglia ridotta - è più facile stabilire amicizia e fiducia, senza quel timore che potrebbe inizialmente suscitare un cavallo di grandi dimensioni. Accudire il proprio “compagno” stando alla stessa altezza e guardandolo negli occhi determina un senso di intimità e confidenza molto utile per l’eventuale prosieguo dell’attività equestre.
L’equitazione si pratica con abbigliamento tecnico particolare piuttosto “protettivo”: guanti, un casco rigido chiamato “cap”, pantaloni rigorosamente lunghi e gilet o giacche di vario genere. L’azione del sole sulla pelle risulta così limitata, ma le parti esposte (viso, collo e spesso braccia) vanno adeguatamente protette. L’attività intensa e coinvolgente può distrarre dalla sensazione di calore del sole, così meglio applicare preventivamente al bambino una crema a fattore alto di protezione sulle zone scoperte, non tralasciando di farlo anche in presenza di cielo velato, poiché dalle nubi possono comunque filtrare i raggi ultravioletti.
Riguardo alla crema da utilizzare, meglio sceglierne una di profumazione neutra, per non rischiare di infastidire e innervosire il cavallo con un odore per lui troppo pungente.
Età consigliata per iniziare: 4-5 anni
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Infanzia a vele spiegate
La vela può essere un gioco “fantastico” per i bambini, ma è allo stesso un’attività sana e formativa, svolta sempre a contatto con la natura, in un ambiente fatto di valori semplici e genuini.
Stiamo parlando di uno sport molto tecnico, perciò prima di indirizzare il bambino verso un corso specifico, è meglio organizzare qualche uscita con un familiare su imbarcazioni biposto, nelle quali ci sia tutto il tempo di apprendere i primi rudimenti senza perdere la dimensione ludica della situazione. In questo modo il bambino acquisisce sicurezza, consapevolezza dei rischi, confidenza con il mezzo e con l’acqua. Se il bambino dimostra passione e interesse a questo punto va iscritto a una delle tante scuole presenti nelle principali località marittime o lacustri, scegliendo tra quelle che impiegano le barche “Optimist” (monoposto con una sola vela), il mezzo ideale per cominciare e adatto fino ai 10 anni.
Stare molte ore in barca comporta un’esposizione “massiccia” all’azione del sole, dovuta al riflesso dei raggi ultravioletti sulla superficie dell’acqua. Il rischio di scottature è molto elevato, anche perchè, oltre al vento che impedisce una corretta percezione del calore, su imbarcazioni piccole bisogna considerare che gli spruzzi sono continui e le goccioline sulla pelle creano una sorta di “effetto lente”.
Una buona crema water resistant è perciò indispensabile, e il fattore di protezione deve essere altissimo o – solo se il bambino è già abbronzato o di fototipo 4 o superiore – alto.
L’applicazione del prodotto va ripetuta frequentemente, perché i molti movimenti e gli attriti all’interno della barca ne determinano una rimozione meccanica; per il naso invece è perfetto uno stick, che consente una rapida applicazione.
Non dimenticare aree “atipiche” come il dorso dei piedi o le orecchie, sulle quali una scottatura può essere molto dolorosa.
Altrettanto importante e da non trascurare assolutamente, la protezione della vista per mezzo di occhiali da sole fascianti con filtro UV 100% e marcati CE.
Un buon doposole idratante applicato dopo il bagnetto o la doccia serale aiuterà infine la pelle del bambino a restare morbida ed elastica.
Età consigliata per iniziare: 8-9 anni
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Mini-tennis per campioni in miniatura
Nell’opinione comune è abbastanza radicata l’erronea convinzione che il tennis sia uno sport non adatto ai bambini perché, si dice, asimmetrico.
La verità è che i moderni metodi di insegnamento e i nuovi materiali utilizzati (palline morbide, racchette e campi di dimensioni ridotte) consentono una pratica sicura di questa disciplina che, anzi, porta ai bambini notevoli benefici, ad esempio per l’affinamento delle capacità di coordinazione e concentrazione.
I materiali “in miniatura” studiati per l’avviamento alla disciplina tradizionale hanno fatto nascere la definizione di mini-tennis: attività identica in tutto al tennis, soltanto meno impegnativa dal punto di vista fisico, pur conservando grande utilità per un corretto sviluppo motorio.
Molto importante è in ogni caso il rapporto con il maestro: evitare le scuole con classi troppo numerose garantisce una maggior personalizzazione e attenzione al lavoro svolto dal bambino.
In definitiva uno sport completo e divertente che, in più, insegna come poche altre il rispetto delle regole e dell’avversario.
Attività indoor a parte, la pratica del tennis prevede molte ore all’aperto in pantaloncini e maglietta: per questo è necessario pensare per tempo alla giusta protezione da adottare nei confronti del sole, onde evitare danni che, su una pelle sensibile come quella dei bambini, possono anche essere gravi.
L’intensa sudorazione durante le fasi di gioco determina lo scioglimento dei prodotti solari, che vanno perciò riapplicati di frequente. Protezione rigorosamente alta, o altissima per le pelli più chiare; attenzione particolare al naso e al collo, ma anche il retro delle ginocchia è una zona delicata e vulnerabile.
La temperatura su un campo in materiale sintetico può in estate essere molto elevata: per evitare il rischio di un colpo di calore meglio far indossare al bambino un cappello leggero di cotone, meglio se di colore chiaro. Importante sarà anche cambiare spesso la maglietta intrisa di sudore e tossine, mentre per rinfrescare la pelle risulta di grande efficacia la vaporizzazione di un’acqua termale su viso e braccia.
Età consigliata per iniziare: 6/8 anni
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Pallavolo, oltre la palestra
La pallavolo è la più classica delle discipline sportive scolastiche, e tutti l’abbiamo praticata almeno una volta; si tratta di un’attività divertente e coinvolgente che i bambini affrontano volentieri, e vale senz’altro la pena che vi si dedichino, perché aiuta a migliorare le capacità anaerobiche e la coordinazione motoria e, come tutti gli sport di squadra, favorisce la socializzazione.
L’avvicinamento alla pallavolo deve essere effettuato per gradi, cominciando dall’acquisizione delle basi tecniche necessarie attraverso il minivolley, una sorta di versione ridotta con un campo di dimensioni inferiori, una palla soffice e leggera e solo tre giocatori per squadra.
Se la pallavolo è molto praticata, la sua declinazione “da spiaggia” sta esercitando nel nostro Paese un richiamo altrettanto forte, sfruttando anche il fatto che recentemente il beach volley è diventato sport olimpico. L’ambiente di gioco, ovvero la spiaggia, lo rende ancor più adatto ai bambini e, per chi volesse, sul web si trovano molte opportunità di “camp” estivi di avviamento.
Agli occhi di un bambino, uno sport praticato in spiaggia, coperto solo da un costume e, al massimo, da una canottiera, sembra fatto apposta per sentirsi libero. Inutile dire che la situazione è a forte rischio scottature, perciò i genitori devono essere ben preparati ad affrontarla. La sabbia riflette i raggi UV aumentando il rischio, perciò bisogna applicare una crema a fattore altissimo su tutto il corpo rinnovandola di frequente, anche a causa dell’azione abrasiva esercitata dalla sabbia durante il gioco (i “tuffi” sono continui). Senza dimenticare zone spesso trascurate come il dorso dei piedi, molto esposto durante le partite.
Su pelli già abbronzate, o su bambini di fototipo 4 o superiore, si può utilizzare una protezione leggermente più bassa.
Uno stick per naso, palpebre e labbra darà ulteriore protezione a zone particolarmente delicate.
Per il resto, un cappellino di cotone con visiera deve essere “d’ordinanza” per evitare colpi di calore; sempre parlando di temperatura, una vaporizzazione frequente su tutto il corpo con acqua termale aiuta a rinfrescare la pelle del bambino.
Infine, fondamentale sarà anche l’adozione di occhiali protettivi, possibilmente fascianti, eventualmente assicurati con un elastico retronucale, e dotati di lenti certificate anti-UV infrangibili.
Età consigliata per iniziare: 6/8 anni
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